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Città dell’acqua

La nascita di Roma è strettamente legata all’acqua, la sua localizzazione sul fiume Tevere, la vicinanza con il mare e la ricchezza delle sorgenti furono tra gli elementi che più connotarono la vita e lo sviluppo della città fin dal suo inizio. Come leggiamo nel De aquaeductibus urbis Romae (l’opera sugli acquedotti di Roma di Sesto Giulio Frontino, nominato curator aquarum dall’imperatore Nerva nel 97 d.C.), dalla fine del IV secolo a.C. l’incremento demografico e lo sviluppo della città resero necessario un maggior approvvigionamento idrico attraverso la costruzione degli acquedotti. Queste straordinarie opere dell’ingegneria romana rimasero in funzione fino all’alto medioevo quando, con il declino dell’impero, iniziarono gli assedi alla città e i loro resti monumentali ancora caratterizzano profondamente il paesaggio dell’agro romano (e non solo) diventando, insieme al sistema viario, uno dei segni più importanti e tangibili della grandezza di Roma.

Il primo a essere costruito fu l’acquedotto Appio nel 312 a.C., cui ne seguirono diversi altri al fine di alimentare le numerose terme pubbliche o le piscine e gli stadi per le naumachie. Si calcola che nel I secolo d.C. quasi un milione di metri cubi di acqua potabile raggiungesse Roma ogni giorno, quantità che, nell’antichità, non fu più eguagliata. La complessità del sistema idrico fu tale che nel 30 a.C., sotto l’imperatore Augusto, si rese necessario istituire un servizio apposito che si occupasse di tutta la sua gestione.

L’Aqua Appia, che partiva dalle alcune sorgenti situate presso la Via Prenestina, fu seguita nel 272 a.C. dall’Anio Vetus, nel 144 a.C. dall’Aqua Marcia, nel 125 a.C. dall’Aqua Tepula, nel 33 a.C. dall’Aqua Iulia, nel 19 a.C. dall’acquedotto dell’Aqua Vergine, nel 2 a.C. fu costruito quello dell’Aqua Alsietina, nel 38 d.C. fu iniziato l’acquedotto Claudio insieme a quello dell’Anio Novus, nel 109 d.C. l’Aqua Traiana e nel 226 d.C. l’Aqua Alexandrina.

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