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Via Ostiense

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Nel cuore del quartiere Ostiense si trovano la Porta di San Paolo e la Piramide di Caio Cestio, monumenti simbolo di questo quartiere: la prima è sicuramente uno degli elementi più suggestivi dell’intera cinta muraria, mentre la seconda, voluta come monumento funerario e costruita dai romani negli anni della conquista dell’Egitto, presenta elementi tipici dello stile orientale, da cui i romani rimasero completamente affascinati in quell’epoca.
La via Ostiense era ritenuta, in epoca romana così come in epoca cristiana, zona cimiteriale: proseguendo lungo la via, si trovano infatti le Catacombe di Commodilla, le Catacombe di Santa Tecla e il Sepolcreto della via Ostiense. L’antica via era inoltre attraversata da diversi corsi d’acqua, come testimoniano i resti di due ponti romani, che costeggiano il percorso tracciato.

La via Ostiensis era una antichissima strada romana che collegava l’Urbe a Ostia, il suo porto naturale alla foce (ostium) del Tevere, prima noto come Albula, nel luogo dove secondo il mito sbarcò Enea, esule dalla sua città di Troia. La via Ostiense originaria aveva inizio dalla porta Trigemina, posta presso l’argine del Tevere a nord-ovest del colle Aventino, non lontano dalla Salara, la località destinata allo stoccaggio del sale, e dal Foro Olitorio, dove confluiva, per mezzo del passaggio sull’isola Tiberina anche la via Campana, per inoltrarsi, dopo aver costeggiato la zona portuale dei Navalia e dell’Emporium, tra il fiume e il monte Testaccio seguendo poi il corso del Tevere fino alla sua foce. La via era utilizzata sin dal principio come strada di servizio all’utilizzo del fiume e dunque, principalmente, come via commerciale per l’approvvigionamento della città.

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